— Bernardo Secchi, La città dei ricchi e la città dei poveri, Laterza 2013.
— Leonardo Sciascia, Il contesto, Feltrinelli 1999.
che il lusso di un ritardo, restare
nel possibile sospesi tra il poco
e il troppo, ma sempre fuori posto,
sentendo che si può,
che si potrebbe, in un fresco presente
immaginato, pascolo ricco
che viene tralasciato."
— Patrizia Cavalli, Pigre divinità e pigra sorte, Einaudi 2006.
- Io non ho desideri né paure, - dichiarò il Kan, - e i miei sogni sono composti o dalla mente o dal caso.
- Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.
- O la domanda che ti pone obbligandoti a rispondere, come Tebe per bocca della Sfinge."
— Italo Calvino, Le città invisibili, Mondadori 2010.
è quasi sempre un’occasione persa.
La luce ha fretta
la luce di novembre non aspetta,
ci pensi sopra e non è più in offerta.
E ci si illanguidisce alla promessa
di una felicità, ah, più che certa
se solo avessi avuto l’accortezza
di predisporre il giusto materiale:
un giro inconcludente in bicicletta
e labbra sfaccendate da baciare."
— Patrizia Cavalli, Pigre divinità e pigra sorte, Einaudi 2006.
Che forse non è questo il mio mestiere?
Perdere tempo, questo è il mio mestiere,
e il bello è perdere quel che non si ha.
Ho perso tempo e certo non l’avevo
ma io perdendo prendo, anzi ricevo,
lusso supremo, la mia immortalità.
Altro non voglio infatti che essere immortale
qui in questa terra essere immortale, sospesa
in mezzo al tempo non più mio, esposta
e già finita, chiuso animale che certo
non risorge, giocando alle parole sono l’inizio.
— Patrizia Cavalli, Pigre divinità e pigra sorte, Einaudi 2006.
Bisogna cedere, bisogna ritirarsi,
bisogna fare come fanno i gatti
quando si acquattano, i muscoli in un fremito
contratti, prima di scagliarsi verso
una qualche preda, che sia per gioco
o che sia roba seria; o quando in ferocissimo
kabuki affrontano il rivale, e l’universo
intero allora si concentra in un assorto
e millimetrico avanzare, e poi
senza preavviso, forse perché si sta mettendo
male - la scusa è sempre una mosca o un moscerino
che si ritrova dalle loro parti -
guardano in giro, si fingono distratti,
loro che c’entrano? Mica era sul serio!
Ma chissà, forse si distraggono davvero."
— Patrizia Cavalli, Pigre divinità e pigra sorte, Einaudi 2006.
andavo nel silenzio e il suono
si levava dal silenzio
e mi raggiungeva, perché io l’ascoltavo
nel silenzio e stava lì con me
entrando in casa. E noi eravamo insieme
e il buio silenzioso ci sognava."
— Patrizia Cavalli, Pigre divinità e pigra sorte, Einaudi 2006.
quello che sei è in verità uno sbaglio.
C’è in te però una grazia che oltrepassa
quello che tu in ostinatezza sei.
Qualche cosa che è tuo e non ti appartiene,
che è in te origine ma da te diviso,
che a te si accosta cauto, spaventato
del suo stesso incontenibile splendore."
— Patrizia Cavalli, Pigre divinità e pigra sorte, Einaudi 2006.
s’addormentano in cielo. Poco a poco,
la nebbia antica e smorta si solleva.
Fiammeggiante, un varco s’apre il sole
nell’argento annebbiato di quest’acque.
E’ mattino, amor mio, fugge la notte
e si esclissa nel miele dei tuoi occhi
l’amaro delle ombre e delle pene."
— José Saramago, Poesie, Einaudi 2002.