"Solo una filosofia della vita concreta non può ritirarsi davanti all’eccezione e al caso estremo, anzi deve interessarsi ad esso al più alto grado. Per essa l’eccezione può essere più importante della regola, e non in base ad una ironia romantica per il paradosso, ma con tutta la serietà di un punto di vista che va più a fondo delle palesi generalizzazioni di ciò che comunemente si ripete. L’eccezione è più interessante del caso normale. Quest’ultimo non prova nulla, l’eccezione prova tutto; non solo essa conferma la regola: la regola stessa vive solo dell’eccezione. Nell’eccezione, la forza della vita reale rompe la crosta di una meccanica irrigidita nella ripetizione."

— Carl Schmitt, Le categorie del “politico”, Il Mulino 1972.

"Da questo punto di vista, il Moderno, per Schmitt, non contiene una possibile direzione, né un embrione di “senso”, e neppure un’intrinseca teleologia. Schmitt insomma accetta la modernità con la stessa intensità con cui ne pensa l”insensatezza”: la politica si rivela infatti autonoma da tutte le ricerche di “senso” che le grandi metanarrazioni moderne (centrate sulla realizzazione del soggetto, dell’Idea, della liberazione del lavoro) vi aveva introdotto. In questa prospettiva di decostruzione dell’Opera moderna, di conferimento di senso alla politica, il senso del “politico” è solo la radicale assenza e negazione di ogni senso “forte” (di ogni fondazione) della politica; nella teologia politica schmittiana è scritta l’impossibilità della politica, se questa è intesa come una agire fornito di senso sostanziale. […]
In quanto veicola il compito dell’ordine, l’interpretazione schmittiana della modernità è in continuità con la tradizione “metafisica” occidentale e con la sua ricerca di un nesso fra “senso” e politica; anche se la politica schmittiana è a priori destituita di senso, la coazione all’ordine, per quanto impossibile da realizzarsi pienamente, è una paradossale “teleologia”, sia pure priva del moderno fondamento e del telos soggettivistico, umanistico e razionalistico. Nella teologia politica schmittiana […] sta scritta non solo la decostruzione, l’impossibilità, ma anche la necessità della politica."

— Carlo GalliGenealogia della politica, Il Mulino 2010.

"La “normalità” dell’eccezione, che fa della forma concreta un’istanza necessaria e al contempo impossibile, rende la politica un’esperienza originariamente e strutturalmente tragica, e la sovranità, appunto, una decisione sul caso d’eccezione."

— Carlo Galli, Genealogia della politica, Il Mulino 2010.

"Si alza. Va su e giù per lo studio. La barba a destra, la barba a sinistra. Si appoggia alle pareti. Raccoglie da terra dei mattoni, li mette in fila uno accanto all’altro. Sono le fondamenta. Ora il cemento. E i muri, il tetto, i tubi. L’edificio di un’enorme fabbrica.
“La rivoluzione è una fabbrica meccanizzata. Ogni macchina, ogni vite, ha la sua funzione. E l’elemento naturale, l’istinto? E’ vapore non imprigionato nella caldaia, è elettricità che impazza sulla terra sotto forma di tempeste.
“La rivoluzione inizia il suo avanzamento progressivo dall’attimo in cui costringe le forze elementari nei ferrei confini dell’ordine, della razionalità. L’elettricità è tale solo quando scorre nella rete d’acciao dei fili. Il vapore è vapore solo quando è compresso nella caldaia”."

— Vladimir ZazubrinLa scheggia, Adelphi 1990.

"L’orecchio di chi è intento a compassione
splende per la Rivelazione udita,
non per l’orecchino;
la mano splende per il dono,
non per il bracciale;
il corpo splende per l’aiuto agli altri
e non per la polvere di sandalo."

BhartṛhariSulla saggezza mondana, sull’amore e sulla rinuncia, Adelphi 2010.

"Quando Pepel finì di dire quello che occorreva e si alzò, Srubov gli chiese:
“Voi, compagno Pepel, non riflettete mai sulla questione del terrore? Avete mai avuto pietà dei giustiziati, o meglio di quelli che stavano per esserlo?”.
Pepel, con il giaccone di cuoio nero, i pantaloni di cuoio nero, il cinturone nero, i neri stivali alti e lustri, rasato, pettinato, guardò Srubov con i freddi e ostinati occhi azzurri. E il naso regolare, sottile, appena curvo, il netto mento rettangolare - in su.
Estrae dalla tasca la mano sinistra: un pugno come un mattone. E il largo palmo della destra stringe il fodero della rivoltella.
“Io sono un operaio, voi un intellettuale. Io ho l’odio, voi avete la filosofia”.
Non disse di più."

— Vladimir Zazubrin, La scheggia, Adelphi 1990.

"T’ho scritto senza scriver nulla, perché
al mio spirito senza messaggi ho scritto.
Nulla può separare lo spirito da chi l’ama,
come un addio che concluda la missiva.
Ogni lettera tua riporta a te
la sua risposta, senza inviarne alcuna."

Al Husayn ibn Mansur Al-Hallaj, Il Cristo dell’Islam. Scritti mistici, Mondadori 2007.

"Chini si fanno gli alberi con l’apparir dei frutti,
assai s’abbassano le nubi con le novelle acque
umili sono nella prosperità gli uomini buoni:
questa è la natura propria di chi favorisce gli altri."

BhartṛhariSulla saggezza mondana, sull’amore e sulla rinuncia, Adelphi 2010.

"Ho molto pensato alle religioni, per capirle,
e ho scoperto che sono i molti rami di un’unica Fonte.
Non pretendere dunque dall’uomo che ne professi una,
così s’allontanerebbe dalla Fonte sicura.
E’ invece la Fonte, eccelsa e pregna di significati,
che deve venire a cercarlo, e l’uomo capirà."

— Al Husayn ibn Mansur Al-Hallaj, Il Cristo dell’Islam. Scritti mistici, Mondadori 2007.

""Possono scalare questa montagna solo certi uomini che discendono direttamente da Gengis Khan", mi spiegò il Pandita. "A metà altezza l’uomo qualunque soffoca e, se si avventura più in alto, muore. Recentemente dei cacciatori mongoli inseguirono un branco di lupi su questo versante della montagna, e perirono tutti. Là, sue pendici del monte, giacciono le ossa di aquile, mufloni e delle antilopi kabarga, agili e veloci come il vento. Là dimora il dèmone maligno che possiede il libro dei destini umani"."

— Ferdinand A. Ossendowski, Bestie, uomini, Dei, Edizioni Mediterranee 2000.