"Che io lo voglia oppure no, attendo i Suoi libri come si aspetta un temporale incombente. Quasi come un’operazione al cuore (non è una metafora! Ogni (Tua) poesia fende il cuore e lo intaglia a modo suo, che io lo voglia oppure no). Non si deve volere!
Sai perché Ti dico Tu e Ti amo e… e… e… Perché Tu sei una forza. La più rara."

— Marina Cvetaeva a Rainer Maria Rilke, Lettere, SE edizioni 2010.

"Mi hai teso le Tue mani, prima l’una, poi l’altra, e poi le hai giunte, Marina, hai affondato le Tue mani nel mio cuore come nella conca di una fontana fluente: ora è a Te che corre, fin tanto che ve le terrai, il flusso deviato… Non respingerlo."

— Rainer Maria Rilke a Marina CvetaevaLettere, SE edizioni 2010.

"Il vecchio Jadlowker, un ebreo antichissimo dalla barba d’argento, sedeva rigido e mezzo paralizzato davanti all’immenso portone ad arco dai battenti color verde-prato. Somigliava a un inverno che ancora voglia godere gli ultimi bei giorni dell’autunno e portarseli via in quell’eternità così vicina nella quale non esistono più stagioni. Non sentiva nulla, non capiva una parola, era sordo come una campana. Ma dai suoi grandi occhi neri e tristi mi parve di intendere che egli in qualche modo vedesse tutto quello che i più giovani sentivano solo con gli orecchi, e che perciò fosse, per così dire, sordo di sua volontà e per suo sommo diletto. L’estate di San Martino passava su lui sommessa e tenera nell’aria. L’argenteo ma pur sempre tiepido sole autunnale inondava di luce il vecchio, che sedeva in faccia all’occidente, che era in attesa della sera e del tramonto, indizi terreni della morte, quasi aspettasse che l’eternità, alla quale quanto prima era destinato, venisse a lui invece di andarle lui incontro. Instancabili stridevano i grilli. Instancabili gracidavano le rane. Una gran pace regnava in questo mondo, l’acerba pace dell’autunno."

— Joseph Roth, La Cripta dei Cappuccini, Adelphi 1992.

"Avrei tanto voluto che la giornata fosse tutta come la colazione, quando le perone sono ancora sintonizzate sui loro sogni e non è previsto che debbano affrontare il mondo esterno. Mi sono reso conto che io sono sempre così; per me non arriva mai il momento in cui, dopo una tazza di caffè o una doccia, mi sento improvvisamente pieno di vita, sveglio e in sintonia col mondo. Se si fosse sempre a colazione, io sarei a posto."

— Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile, Adelphi 2007.

"Le traduzioni sono solo delle approssimazioni soggettive e questo è esattamente quello che provo quando parlo: quello che dico non è quello che penso ma solo quello che più gli si avvicina, con tutti i limiti e le imperfezioni del linguaggio. Quindi penso spesso che sia meglio stare zitto anziché esprimermi in modo inesatto."

— Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile, Adelphi 2007.

"Dopo un po’ ho portato fuori Mirò. Lemme lemme abbiamo fatto il giro dell’isolato e poi ci siamo seduti in cima alla scala di ingresso. A Mirò piace guardare dall’alto le persone e i cani che passano. Anche a me piace, soprattutto le notti d’estate - è come una parata lenta e scura. Abbiamo visto un uomo e una donna giovani - lui bello, con un completo di cotone chiaro, anche lei carina con un vestito estivo vecchio stile -, camminavano un po’ staccati, lui guardava dritto davanti a sé, lei aveva le braccia sul petto come se si abbracciasse, gli occhi a terra fissi sulle dita dei piedi che spuntavano dai sandali. Tutti e due tenevano a freno lo stesso sorriso esultante e ero sicuro che il loro era un amore appena nato. Magari si erano innamorati cenando nel giardino di un ristorante o a un tavolino sul marciapiede, magari non si erano ancora dati il primo bacio e camminavano un po’ staccati perché pensavano di avere tutta la vita avanti per camminare vicino, per toccarsi, e volevano gustare quel momento prima di toccarsi il più a lungo possibile, e sono passati senza accorgersi di me e Mirò. Ma qualcosa di loro mi ha intristito. La scena erra troppo bella: la notte d’estate, i sandali, i visi rapiti da quella gioia repressa. Mi pareva di essere stato testimone del loro momento più felice, del culmine che senza saperlo si stavano già lasciando alle spalle."

— Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile, Adelphi 2007.

"Mi pervengono in questo momento (ore 14) - quando, cioè, stavo per fare impostare questa lettera - i suoi auguri pel 1959: grazie!
Vuole sapere anche una cosa? Stanotte ho sognato proprio Lei: parlavamo come eravamo soliti fare nel 1947. Che mistero non è mai il mondo interiore dell’uomo! Ancora auguri di grazia e pace, dal fondo del cuore."

— Da una lettera di Giorgio La Pira a Palmiro Togliatti. In La guerra di posizione in ItaliaEpistolario 1944-1964, Einaudi 2014.

"Coloro che all’interno degli Stati Uniti guardavano con simpatia e possibilismo alla eventualità di un ingresso dei comunisti al governo, soprattutto in Italia, sostenevano che i partiti comunisti dell’Europa occidentale (e quello italiano in particolare) fossero ormai genuinamente autonomi da Mosca. Era questa un tesi non condivisa da Kissinger, in quanto inaccettabile rispetto alle premesse su cui si fondava la sua strategia. L’obiettivo della distensione era una stabilizzazione consensuale del bipolarismo, negoziata con Mosca. Le forze comuniste nazionali e indipendenti dell’Europa occidentale costituivano, per Washington come per Mosca, elementi turbatori di tale strategia. Non a caso Kissinger giunse a paragonare i comunisti italiani ai dissidenti del blocco comunista: soggetti destabilizzanti di un ordine bipolare che andava attentamente mantenuto e rafforzato."

— Mario Del Pero, Henry Kissinger e l’ascesa dei neoconservatori, Laterza 2006.

"Per “teologia politica” si intende qui la legittimazione teologica di un ordine politico, la deduzione di una forma politica dalla religione; un’altra accezione del termine - la teologia politica intesa come specifica teoria della secolarizzazione, che individua un’analogia strutturale tra forma dell’argomentare teologico e la concettualità del diritto pubblico statale -, discende dalla prima, di cui è la forma razionale moderna; altra cosa è invece la teologia politica critica, cioè la desacralizzazione della politica alla luce della dimensione escatologica del cristianesimo, diversa a sua volta dall’impegno per un’ermeneutica e una realizzazione politica del Vangelo nella società di oggi (quella che negli anni ‘60 e ‘70 del XX secolo si definiva “la nuova teologia politica”). Queste quattro accezioni del termine rientrano evidentemente nella distinzione proposta da Assmann fra teologica politica della stabilità (le prime due) e teologica sociale della critica e della mobilitazione (le altre due)."

— Carlo Galli, Non nominare il nome di Dio invano, Il Mulino 2011.

"

Io ci sono. Tu - ci sarai. Ci divide un abisso.
Io che bevo. Tu - che riardi. Come fare a trovarci?
Dieci anni, anzi no, centomila
ci separano. I ponti Dio non li fa.

"Sii! Ora!" è il mio comandamento. O almeno
va’ per la tua strada e lasciami crescere.
Io ci sono. Tu - ci sarai. Tra dieci inverni
tu mi dirai: “Ora ci sono!”, ma io: “Era tanto tempo fa…”

"

— Marina Cvetaeva, Scusate l’Amore. Poesie 1915-1925, Passigli 2013.